
TITOLO ORIGINALE: Frankenstein
REGISTA: James Whale
ANNO DI USCITA: 1931
DURATA: 71'
PAESE: USA
VOTO: 85
Ogni volta che vedo un film del genere mi chiedo come sia possibile che con i mezzi tecnici di oggi non si sia capaci di riuscire a creare capolavori di questa caratura. Il Frankenstein di James Whale è ancora oggi una delle migliori trasposizioni cinematografiche del libro di Mary Shelley, del quale riesce a ricreare sullo schermo le stesse gotiche e cupe atmosfere grazie a sapienti giochi di luce e indovinatissime scenografie. Il film è, inoltre, particolarmente influenzato dalle esperienze espressioniste tedesche, come il Nosferatu Il Vampiro di Murnau.
I temi trattati nel libro trovano ampio spazio nella pellicola: la follia del dottor Frankenstein che sfida Dio e le leggi naturali cercando di creare la vita, oppure il tema del mostro che si ribella al suo creatore (che si esplica nell'omicidio perpetrato nei confronti di Fritz, non esente da colpe, e la trasformazione di un gioco innocente in una tragedia). La scena iniziale ci mostra un funerale: appostati con fare furtivo, il dottor Frankenstein e il suo assistente, Fritz, attendono la fine delle esequie per impossessasi del cadavere che il dottore userà per i suoi esperimenti. I primi piani di questi, e in particolare di Fritz, mostrano la follia che li accompagnerà per buona parte del film.
L’entrata in scena del mostro è il momento più poetico del film, ed a cominciare dall’entrata di schiena, che non svela fino all’ultimo il volto, si può apprezzare appieno la capacità espressiva di Karloff, che si amalgama perfettamente con i giochi di luce e con la scenografia, e che culmina con il momento in cui il mostro scopre il sole e tende le mani verso di esso come per raggiungerlo. L’omicidio di Fritz è il punto svolta del film perché è proprio a quel punto che il dottor Frankenstein capisce che non esiste modo di controllare ciò che ha creato e decide senza appello di rinunciare al suo lavoro e di distruggerlo, ovvero di uccidere il mostro. Naturalmente ciò non avviene e il mostro fugge dal laboratorio e comincia a vagare fino a quando incontra una bambina, con la quale inizia a giocare lanciando fiori in un lago, ma la tragedia è dietro l’angolo, infatti la bambina seguirà la stessa sorte.
Scoperto il cadavere della bambina l’intero villaggio insorge e inizia la caccia al mostro, che si conclude con l’epica scena del mulino in fiamme (venne aggiunta proprio in questa versione cinematografica, poiché non è presente nel libro): dopo aver rapito il suo creatore e averlo scaraventato giù dal mulino, la creatura si trova circondata dalle fiamme appiccate dai contadini al mulino. Anche in questa scena Karloff dà il meglio di sé esprimendo perfettamente l’istintiva e animalesca paura del fuoco che si impadronisce del mostro.
Insieme al Dracula con Bela Lugosi, il Frankenstein di Whale è da iscrivere a pieno titolo tra le produzioni orrorifiche più rilevanti nella crescita e nascita di questo genere.
I temi trattati nel libro trovano ampio spazio nella pellicola: la follia del dottor Frankenstein che sfida Dio e le leggi naturali cercando di creare la vita, oppure il tema del mostro che si ribella al suo creatore (che si esplica nell'omicidio perpetrato nei confronti di Fritz, non esente da colpe, e la trasformazione di un gioco innocente in una tragedia). La scena iniziale ci mostra un funerale: appostati con fare furtivo, il dottor Frankenstein e il suo assistente, Fritz, attendono la fine delle esequie per impossessasi del cadavere che il dottore userà per i suoi esperimenti. I primi piani di questi, e in particolare di Fritz, mostrano la follia che li accompagnerà per buona parte del film.
L’entrata in scena del mostro è il momento più poetico del film, ed a cominciare dall’entrata di schiena, che non svela fino all’ultimo il volto, si può apprezzare appieno la capacità espressiva di Karloff, che si amalgama perfettamente con i giochi di luce e con la scenografia, e che culmina con il momento in cui il mostro scopre il sole e tende le mani verso di esso come per raggiungerlo. L’omicidio di Fritz è il punto svolta del film perché è proprio a quel punto che il dottor Frankenstein capisce che non esiste modo di controllare ciò che ha creato e decide senza appello di rinunciare al suo lavoro e di distruggerlo, ovvero di uccidere il mostro. Naturalmente ciò non avviene e il mostro fugge dal laboratorio e comincia a vagare fino a quando incontra una bambina, con la quale inizia a giocare lanciando fiori in un lago, ma la tragedia è dietro l’angolo, infatti la bambina seguirà la stessa sorte.
Scoperto il cadavere della bambina l’intero villaggio insorge e inizia la caccia al mostro, che si conclude con l’epica scena del mulino in fiamme (venne aggiunta proprio in questa versione cinematografica, poiché non è presente nel libro): dopo aver rapito il suo creatore e averlo scaraventato giù dal mulino, la creatura si trova circondata dalle fiamme appiccate dai contadini al mulino. Anche in questa scena Karloff dà il meglio di sé esprimendo perfettamente l’istintiva e animalesca paura del fuoco che si impadronisce del mostro.
Insieme al Dracula con Bela Lugosi, il Frankenstein di Whale è da iscrivere a pieno titolo tra le produzioni orrorifiche più rilevanti nella crescita e nascita di questo genere.
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1 commenti:
Una lettura dell'opera di Mary Shelley interessante, fedele ma allo stesso tempo capace di dare una propria interpretazione, dando peso a determinati temi quali la sfida dell'uomo a Dio ed alle leggi della natura, e l'incontrollabilità di queste ultime una volta violate. Boris Karloff incredibilmente adatto nel ruolo della creatura, con dei momenti davvero poetici, come quando tende le mani verso il sole per afferrarlo, o durante l'azzecatissima sequenza conclusiva. Un classico da conoscere assolutamente.
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