
TITOLO ORIGINALE: The Return
REGISTA: Asif Kapadia
ANNO DI USCITA: 2006
DURATA: 85'
PAESE: USA
VOTO: 50
Quando ho pensato di vedere questo film l'ho immaginato abbastanza banale e scontato, e non sono stato smentito. L'Incubo Di Joanna Mills è un film che non dà e non toglie niente a questo genere, a causa di una trama scontata, lacunosa e frammentaria e di una protagonista che è ancora troppo legata al suo personaggio tv, Buffy, che proprio non riesce a scrollarsi di dosso.
Il filone a cui si può accostare il film è quello dei j-horror, anche se gli elementi simili sono davvero infinitesimi perchè manca proprio del ritmo oppressivo tipico di questo genere, che si intravede solo nelle sequenze delle visioni della protagonista.
Joanna è una donna in carriera completamente immersa nel proprio lavoro, ed è tormentata da frequenti incubi legati alla sua infanzia e da voci sussurranti che la minacciano. Questo la porta, allora, a decidere di scoprire la radice di questi incubi, ragion per cui si fa assegnare un incarico nella sua città natale, dove, in un girovagare senza meta, accompagnato da una serie di incontri, riuscirà a trovare la soluzione a questo mistero.
La cosa che si può salvare in questo film è la buona regia di Asif Kapadia che, con le splendide sequenze in esterna e gli interni di atmosfera, crea una sorta di scontro tra lo sconfinato deserto texano e gli interni bui e claustrofobici, che comunque si rilevano degli esercizi di stile fini a sé stessi. In conclusione, un film che si può anche evitare di vedere a meno che non siate fan della Gellar.
Il filone a cui si può accostare il film è quello dei j-horror, anche se gli elementi simili sono davvero infinitesimi perchè manca proprio del ritmo oppressivo tipico di questo genere, che si intravede solo nelle sequenze delle visioni della protagonista.
Joanna è una donna in carriera completamente immersa nel proprio lavoro, ed è tormentata da frequenti incubi legati alla sua infanzia e da voci sussurranti che la minacciano. Questo la porta, allora, a decidere di scoprire la radice di questi incubi, ragion per cui si fa assegnare un incarico nella sua città natale, dove, in un girovagare senza meta, accompagnato da una serie di incontri, riuscirà a trovare la soluzione a questo mistero.
La cosa che si può salvare in questo film è la buona regia di Asif Kapadia che, con le splendide sequenze in esterna e gli interni di atmosfera, crea una sorta di scontro tra lo sconfinato deserto texano e gli interni bui e claustrofobici, che comunque si rilevano degli esercizi di stile fini a sé stessi. In conclusione, un film che si può anche evitare di vedere a meno che non siate fan della Gellar.
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