
TITOLO ORIGINALE: The Crazies
REGISTA: George A. Romero
ANNO DI USCITA: 1973
DURATA: 103'
PAESE: USA
VOTO: 60
Terzo film di Romero, maestro, se non creatore, del genere horror apocalittico, che rientra perfettamente nei canoni del suo modo di fare cinema mantenendo la sua così personale interpretazione di fare dei suoi film non solo una forma di intrattenimento ma inserendo forti elementi di contestazione e di denuncia sociale.
La trama del film, in parte riconoscibile nel successivo e suo capolavoro Zombi, narra di Evans, una cittadina della provincia americana, dove, a causa di un incidente di un aereo militare che trasportava un'arma batteriologica, si diffonde una strana epidemia che rende la gente folle portandola anche a commettere atti di inaudita violenza. Qui entrano in gioco i militari che mettono in quarantena la città e, sebbene da una parte cerchino di trovare una cura per fermare l'epidemia, non si fanno scrupoli ad usare la forza o ad uccidere gli ignari abitanti. Nello stesso tempo un piccolo gruppo di contagiati cerca di fuggire per salvarsi, ma uno dopo l'altro impazziscono e vengono uccisi negli scontri con i militari fino a che l'ultimo di questi, David, il capo dei pompieri, viene catturato e portato al quartier generale.
Di qui partono le sequenze che ci portano verso la conclusione in cui David, che sembra essere immune, sta per essere sottoposto al test che potrebbe portare alla scoperta della cura, mentre il colonnello Peckam, dopo aver dato ordine di distruggere Evans City se non viene trovata una soluzione entro l'alba, riceve una chiamata che lo informa di nuove città infettate dal virus, lasciando così lo spettatore senza un finale certo ma con due ipotesi totalmente contrapposte.
Il film, realizzato con pochissimi mezzi e totalmente privo di scene con effetti speciali di rilievo, punta tantissimo sulle reazioni al morbo dei contagiati, come nelle prime scene del film dove un uomo stermina e brucia con estrema freddezza la sua famiglia e subito dopo sembra rinsavire incitando i pompieri a salvare la sua casa dalle fiamme, o nelle reazioni di una ragazza del gruppo dei fuggiaschi che sembra regredita all'infanzia.
La forte contestazione è naturalmente contro le autorità civili e militari che non hanno assolutamente il controllo della situazione e che si trovano ad affrontare un errore nato dalla voglia di supremazia politica e militare con la creazione di armi, in questo caso batteriologiche, sempre più potenti. A sottolineare il carattere antimilitarista del film ci sono anche le scene in cui i soldati uccidono e depredano i cadaveri degli abitanti prima di bruciarli.
L'importanza di questo film, non sicuramente eccelso, sta nell'aver aperto un filone che darà tanti spunti al cinema horror, come tutta la filmografia di Romero del resto: basti pensare ad Incubo Sulla Città Contaminata di Umberto Lenzi del 1980 o a 28 Giorni Dopo di Boyle del 2002, due esempi di non poco conto. Il mio personale consiglio è che la visione di questo film, per goderne appieno, non può prescindere dalla visione del suo remake del 2010.
La trama del film, in parte riconoscibile nel successivo e suo capolavoro Zombi, narra di Evans, una cittadina della provincia americana, dove, a causa di un incidente di un aereo militare che trasportava un'arma batteriologica, si diffonde una strana epidemia che rende la gente folle portandola anche a commettere atti di inaudita violenza. Qui entrano in gioco i militari che mettono in quarantena la città e, sebbene da una parte cerchino di trovare una cura per fermare l'epidemia, non si fanno scrupoli ad usare la forza o ad uccidere gli ignari abitanti. Nello stesso tempo un piccolo gruppo di contagiati cerca di fuggire per salvarsi, ma uno dopo l'altro impazziscono e vengono uccisi negli scontri con i militari fino a che l'ultimo di questi, David, il capo dei pompieri, viene catturato e portato al quartier generale.
Di qui partono le sequenze che ci portano verso la conclusione in cui David, che sembra essere immune, sta per essere sottoposto al test che potrebbe portare alla scoperta della cura, mentre il colonnello Peckam, dopo aver dato ordine di distruggere Evans City se non viene trovata una soluzione entro l'alba, riceve una chiamata che lo informa di nuove città infettate dal virus, lasciando così lo spettatore senza un finale certo ma con due ipotesi totalmente contrapposte.
Il film, realizzato con pochissimi mezzi e totalmente privo di scene con effetti speciali di rilievo, punta tantissimo sulle reazioni al morbo dei contagiati, come nelle prime scene del film dove un uomo stermina e brucia con estrema freddezza la sua famiglia e subito dopo sembra rinsavire incitando i pompieri a salvare la sua casa dalle fiamme, o nelle reazioni di una ragazza del gruppo dei fuggiaschi che sembra regredita all'infanzia.
La forte contestazione è naturalmente contro le autorità civili e militari che non hanno assolutamente il controllo della situazione e che si trovano ad affrontare un errore nato dalla voglia di supremazia politica e militare con la creazione di armi, in questo caso batteriologiche, sempre più potenti. A sottolineare il carattere antimilitarista del film ci sono anche le scene in cui i soldati uccidono e depredano i cadaveri degli abitanti prima di bruciarli.
L'importanza di questo film, non sicuramente eccelso, sta nell'aver aperto un filone che darà tanti spunti al cinema horror, come tutta la filmografia di Romero del resto: basti pensare ad Incubo Sulla Città Contaminata di Umberto Lenzi del 1980 o a 28 Giorni Dopo di Boyle del 2002, due esempi di non poco conto. Il mio personale consiglio è che la visione di questo film, per goderne appieno, non può prescindere dalla visione del suo remake del 2010.
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