TITOLO ORIGINALE: 1408
REGISTA: Mikael Håfström
ANNO DI USCITA: 2007
DURATA: 100’
PAESE: USA
VOTO: 65
Tratto da un romanzo breve di Stephen King contenuto nell’antologia Tutto E’ Fatidico, 1408 è giunto nelle sale italiane a fine 2007 senza eccessivo clamore, dopo aver ottenuto riscontri positivi in termini di incasso ai botteghini e di critica dall’altra parte dell’oceano Atlantico. Avendo letto il racconto, ero un po’ scettico ma allo stesso tempo curioso nei confronti della sua trasposizione cinematografica: scettico perché a mio modo di vedere nel racconto non c’era materiale sufficiente per sostenere in maniera solida l’impianto di un film di un’ora e quaranta minuti di durata; curioso per lo stesso motivo, ovvero capire in che modo gli sceneggiatori fossero riusciti a colmare le inevitabili lacune di un romanzo breve riuscendo allo stesso tempo a rendere la trama interessante e tesa fino all’ultimo minuto.
Viene accolto da Gerald Olin, direttore dell’albergo interpretato da Samuel L. Jackson, il quale tenta in tutti i modi di far desistere Mike dal suo intento, parlandogli di ciò che è accaduto nella stanza in maniera molto schietta, non dando l’idea di voler impressionare lo scrittore né di essere uno sciocco credulone. Naturalmente non riesce a convincerlo, e dopo una chiacchierata lo accompagna al piano etichettato come 14 ma che è in realtà il tredicesimo dell’albergo, che seguendo la scaramanzia evita di avere un piano 13. Dal momento in cui Mike entra nella stanza, inizierà una ridda di visioni, allucinazioni e strani eventi che lo porteranno ben presto sull’orlo della follia. Per non rovinare nemmeno in piccola parte la sorpresa, eviteremo di citare gli episodi nello specifico, dal momento che molti di essi vanno a toccare corde molto personali e facenti parte del triste passato di Enslin. Tuttavia, un aspetto che va sottolineato e che fa storcere il naso è la rapidità con cui lo stesso Mike passa dal totale scetticismo misto a sarcasmo per tutto ciò che è paranormale, alla perdita totale del controllo ed al panico che scaturisce sostanzialmente pochissimo dopo il suo ingresso nella stanza 1408.
Le dinamiche del film sono giuste, garantendo l’assenza di tempi morti e regalando momenti di sobbalzo – non riuscitissimi in verità, anche piuttosto scontati – misti ad attimi intimisti e sofferenti quando si va ad affrontare i demoni del passato di Mike. Nonostante sia ambientato per buona parte della sua durata all’interno della stanza, con la trovata delle visioni e del disaccorpamento corpo/luoghi si riesce a non trovare mai piatta o ripetitiva l’ambientazione. Non manca nemmeno il tentativo di offrire colpo di scena e contro-colpo di scena, sebbene non riescano più di tanto nel loro intento. Insomma, una struttura formalmente apprezzabile e ben riuscita, eppure a mancare all’intera pellicola è la sensazione del malvagio, quella sottile percezione, quell’aura che il luogo dovrebbe emanare e che invece non evoca mai per tutta la durata della permanenza di Mike all’interno della camera. In tal senso, a saltare immediatamente alla mente è il confronto, non del tutto insensato, con Shining, pellicola in cui si riesce ad avvertire in maniera netta la vibrazione del male che le pareti dell’Overlook Hotel emanano. Ma appunto, parliamo di un capolavoro che è inutile scomodare qui. 1408 rimane un prodotto apprezzabile, e soprattutto una pellicola che riesce a reggersi sulle sue gambe, pur incespicando. Non era semplice mantenere alto l’interesse dello spettatore con una trama di partenza spoglia e semplice, ma l’esame per Håfström ed il suo team di sceneggiatori si può considerare superato in virtù di qualche sprazzo di eleganza, cosa non così comune nell’horror contemporaneo: mi si permetta di citare, in tal senso, le sequenze del tentativo di fuga di Mike lungo il cornicione, con la sua sconfortante scoperta di non poter fuggire nell'oscurità priva di finestre, e del personaggio al quale chiede aiuto, che si scopre essere una sorta di immagine riflessa nello specchio.
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