Installare Flash per una corretta visualizzazione.
Inserire alternative non in Flash in questa zona.

16 agosto 2013

L'Evocazione - The Conjuring




TITOLO ORIGINALE: The Conjuring
REGISTA: James Wan
ANNO DI USCITA: 2013
DURATA: 112’
PAESE: 
USA
VOTO: 70




Devo ammetterlo, quando sono andata a vedere The Conjuring, ero piuttosto combattuta: da un lato ero curiosissima di vedere il nuovo frutto del lavoro di James Wan, un regista che ho imparato ad apprezzare e che ho sempre ritenuto di grande talento; dall'altro, già storcevo il naso all'idea di ritrovarmi a guardare l’ennesimo film su possessioni demoniache ed affini, che mal sopporto e che hanno un unico, enorme, difetto: sono tutti uguali.

The Conjuring è un film tratto da una storia vera, ed è ispirato ai case files dei coniugi Ed e Lorraine Warren: “unico demonologo laico riconosciuto dal Vaticano” lui, medium eccezionalmente dotata lei. Se il nome Warren non vi suona nuovo, è perché già altri film si sono ispirati ai resoconti delle loro indagini paranormali: il loro caso più conosciuto è infatti quello della casa di Amityville, da cui sono stati tratti alcuni libri e film, il più famoso con James Brolin negli anni ’70 (Amityville Horror). In questo film invece James Wan porta al cinema un loro caso meno conosciuto, presentandoceli in prima persona come protagonisti.

The Conjuring ci porta indietro di circa quarant'anni. La  numerosa famiglia Perron si trasferisce a Rhode Island, in una spaziosa villa fuori dal centro urbano. Tuttavia, ben presto, quello che doveva essere per loro l’inizio di una nuova vita, si trasforma in un incubo: strane e pericolose presenze iniziano a materializzarsi in casa, dapprima solo inquietando gli ospiti con i classicissimi (fin troppo) segni di infestazione demoniaca, poi arrivando a minacciare ed aggredire i membri della famiglia; ben presto Carolyn, moglie di Ron, si trova costretta a rivolgersi ai coniugi Warren e li avvicina dopo aver assistito a una loro conferenza. Una volta giunti alla casa, i Warren rilevano un'attività paranormale fervente, oltre ad un numero impressionante di presenze così potenti da non poter attendere le autorizzazioni vaticane o l'arrivo dei prelati, e da dover intervenire tempestivamente in prima persona.

In The Conjuring, James Wan torna, dopo Insidious, a parlarci di infestazioni e famiglie prese di mira da entità paranormali, e lo fa con una presunta storia vera, parlandoci di due diverse famiglie; in particolare cura anche alcuni aspetti della vita privata dei coniugi Warren, facendoci entrare nelle loro dinamiche familiari (nel loro rapporto ed in quello con la loro figlia), nella loro casa e nel loro scantinato-museo, inquietante collezione di reperti provenienti dalle centinaia di casi a cui hanno lavorato, come quello della Bambola Annabelle  (diversa dall’originale, e praticamente identica a Chucky  “la bambola assassina”: gran peccato). Tuttavia, se il soggetto trito e ritrito e la trama poco originale sono senza dubbio il punto debole del film, Wan e la sua ottima tecnica registica sono il suo principale punto di forza.

Sì, perché The Conjuring non è un horror classico e banale, bensì uno di quelli che non disdegna la commistione di tecniche ed elementi: Wan attinge a piene mani sia dai grandi classici del genere che dalle correnti più recenti, inglobandole e rendendole sue, e creando uno stile assolutamente personale. Ci tengo a sottolinearlo, The Conjuring è un film girato davvero bene, con tutti i crismi del genere e non solo; volutamente contaminato, rimane tuttavia saldamente ancorato al filone horror per via del suo palese attaccamento al passato, più o meno recente: disseminato di omaggi ad altre pellicole celebri (Shining, L’Esorcista, Poltergeist, Il sesto Senso, La Casa e così via) non solo nella sceneggiatura ma anche nella tecnica utilizzata, The  Conjuring riesce ad alternare ed unire magistralmente stili e tecniche diversi, vecchi e nuovi.

In particolare ho apprezzato moltissimo l’uso che Wan ha fatto della macchina da presa, grande punto di forza di questo film, in grado di valorizzare elementi horror ormai ben poco spaventosi e di renderli nuovi ed inquietanti: se nella prima parte del film ci ritroviamo catapultati in un film horror retrò dal sapore quasi artigianale, grazie ad una interminabile serie di zoomate avanti ed indietro ed un uso sapiente di luci e fotografia, ben presto il film cambia registro e si contamina con il nuovo (found footage su tutti), proponendo un fantastico uso dinamico della macchina da presa, fatto di “cambi gravitazionali”, rotazioni, scossoni, sbandamenti e movimenti eleganti estremamente funzionali alla scena girata ed alla sensazione che si intende evocare nello spettatore.

Altro innegabile punto di forza del film è senza dubbio il suo ritmo: Wan non spreca un centimetro di pellicola e parte subito in quarta, lasciando poco spazio alla classica escalation tipica del genere, proponendo sin dai primi fotogrammi situazioni apertamente paranormali ed inquietanti e riuscendo a creare diversi momenti di tensione autentica (in particolare la bellissima scena in cui sceglie di accostare all'evento inquietante mostrato l’ancora più inquietante suono del battito cardiaco accelerato della protagonista).

La colonna sonora retrò, le buone scelte di fotografia, un ottimo cast (Patrick Wilson e Vera Farmiga su tutti, credibili ed affiatati nella loro interpretazione dei coniugi Warren) ed una certa predilezione per l’uso di accorgimenti vecchio stile piuttosto che gli inflazionati espedienti in computer grafica (salvo rare scene, come quella del lenzuolo, comunque notevole), sono altri dei punti a favore del film.

Tuttavia, nonostante i suoi numerosi pregi, The Conjuring è molto lontano dall'essere un film perfetto. La pecca principale, ma inevitabile, di questo film, è il soggetto stesso, che a mio parere ormai non ha più nulla da dire e da dare; come se non bastasse, Wan ha disseminato il film di clichè horror, alcuni talmente banali da far letteralmente cadere le braccia, creando a tratti un’accozzaglia di espedienti ovvi invece di concentrarsi su pochi ma efficaci elementi narrativi.

In casa Perron ci sono invisibili presenze malefiche, voci, bambini con amici immaginari, fantasmi di bambini, puzze, lividi e grugniti, porte che sbattono, quadri che cadono, ombre, scricchiolii, uccelli morti, carillon stregati e non si sa chi o cosa abbia ucciso il cane. Ma soprattutto, nessuno si preoccupa di questi segnali fino a quando non è troppo tardi. Ed a peggiorare ulteriormente la situazione, ci pensa il finale buonista. Insomma, in un contesto di questo tipo, inutile negarlo, sono i singoli episodi che finiscono con l’essere ricordati: un inquietante battimani da un armadio, un lenzuolo strappato che fa intravedere l’orrore, un movimento di camera che rivela un particolare allarmante. Di questo vive The Conjuring, un’opera che dà spessore alla sostanza lavorando parecchio sulla forma.

Il risultato è un film piacevole, interessante, particolare, che nel suo guardarsi indietro ed intorno riesce a cogliere e fondere tra loro elementi diversi, che gli permettono di creare un’identità propria unica, ma che tuttavia risulta appesantito dall'uso di troppi, troppi espedienti ormai collaudati del genere.




Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti alla newsletter:


oppure

Abbonati ai feed RSS


0 commenti:

Posta un commento