TITOLO ORIGINALE: The Conjuring
REGISTA: James Wan
ANNO DI USCITA: 2013
DURATA: 112’
PAESE: USA
VOTO: 70
Devo ammetterlo, quando sono andata a vedere The Conjuring, ero piuttosto
combattuta: da un lato ero curiosissima di vedere il nuovo frutto del lavoro di
James Wan, un regista che ho imparato ad apprezzare e che ho sempre ritenuto di
grande talento; dall'altro, già storcevo il naso all'idea di ritrovarmi a
guardare l’ennesimo film su possessioni demoniache ed affini, che mal sopporto
e che hanno un unico, enorme, difetto: sono tutti uguali.
The Conjuring ci porta indietro di circa quarant'anni. La numerosa famiglia Perron si trasferisce a
Rhode Island, in una spaziosa villa fuori dal centro urbano. Tuttavia, ben presto, quello che doveva essere per
loro l’inizio di una nuova vita, si trasforma in un incubo: strane e pericolose
presenze iniziano a materializzarsi in casa, dapprima solo inquietando gli
ospiti con i classicissimi (fin troppo) segni di infestazione demoniaca, poi arrivando
a minacciare ed aggredire i membri della famiglia; ben presto Carolyn, moglie
di Ron, si trova costretta a rivolgersi ai coniugi Warren e li avvicina dopo
aver assistito a una loro conferenza. Una volta giunti alla casa, i Warren rilevano un'attività paranormale
fervente, oltre ad un numero impressionante di presenze così potenti da non
poter attendere le autorizzazioni vaticane o l'arrivo dei prelati, e da dover intervenire
tempestivamente in prima persona.
In The
Conjuring, James Wan torna, dopo Insidious, a parlarci di infestazioni e
famiglie prese di mira da entità paranormali, e lo fa con una presunta storia
vera, parlandoci di due diverse famiglie; in particolare cura anche alcuni
aspetti della vita privata dei coniugi Warren, facendoci entrare nelle loro
dinamiche familiari (nel loro rapporto ed in quello con la loro figlia), nella
loro casa e nel loro scantinato-museo, inquietante collezione di reperti
provenienti dalle centinaia di casi a cui hanno lavorato, come quello della Bambola
Annabelle (diversa dall’originale, e
praticamente identica a Chucky “la
bambola assassina”: gran peccato). Tuttavia, se il
soggetto trito e ritrito e la trama poco originale sono senza dubbio il punto
debole del film, Wan e la sua ottima tecnica registica sono il suo principale
punto di forza.
Sì, perché The
Conjuring non è un horror classico e banale, bensì uno di quelli che non
disdegna la commistione di tecniche ed elementi: Wan attinge a piene mani sia
dai grandi classici del genere che dalle correnti più recenti, inglobandole e
rendendole sue, e creando uno stile assolutamente personale. Ci tengo a
sottolinearlo, The Conjuring è un film girato davvero bene, con tutti i crismi
del genere e non solo; volutamente contaminato, rimane tuttavia saldamente ancorato
al filone horror per via del suo palese attaccamento al passato, più o meno
recente: disseminato di omaggi ad altre pellicole celebri (Shining, L’Esorcista, Poltergeist, Il sesto Senso, La Casa e così via) non solo nella
sceneggiatura ma anche nella tecnica utilizzata, The Conjuring riesce ad alternare ed unire
magistralmente stili e tecniche diversi, vecchi e nuovi.
In particolare ho apprezzato moltissimo
l’uso che Wan ha fatto della macchina da presa, grande punto di forza di questo
film, in grado di valorizzare elementi horror ormai ben poco spaventosi e di
renderli nuovi ed inquietanti: se nella prima parte del film ci ritroviamo
catapultati in un film horror retrò dal sapore quasi artigianale, grazie ad
una interminabile serie di zoomate avanti ed indietro ed un uso sapiente di
luci e fotografia, ben presto il film cambia registro e si contamina con il
nuovo (found footage su tutti), proponendo un fantastico uso dinamico della
macchina da presa, fatto di “cambi gravitazionali”, rotazioni, scossoni, sbandamenti
e movimenti eleganti estremamente funzionali alla scena girata ed alla
sensazione che si intende evocare nello spettatore.
Altro innegabile punto di forza del
film è senza dubbio il suo ritmo: Wan non spreca un centimetro di pellicola e parte subito in quarta, lasciando poco spazio alla classica escalation tipica
del genere, proponendo sin dai primi fotogrammi situazioni apertamente
paranormali ed inquietanti e riuscendo a creare diversi momenti di tensione
autentica (in particolare la bellissima scena in cui sceglie di accostare
all'evento inquietante mostrato l’ancora più inquietante suono del battito
cardiaco accelerato della protagonista).
La colonna
sonora retrò, le buone scelte di
fotografia, un ottimo cast (Patrick Wilson e Vera Farmiga su tutti, credibili
ed affiatati nella loro interpretazione dei coniugi Warren) ed una certa
predilezione per l’uso
di accorgimenti vecchio stile piuttosto che gli inflazionati
espedienti in computer grafica (salvo rare scene, come quella del lenzuolo,
comunque notevole), sono altri
dei punti a favore del film.
Tuttavia, nonostante
i suoi numerosi pregi, The Conjuring è molto lontano dall'essere un film
perfetto. La pecca principale, ma inevitabile, di questo film, è il soggetto
stesso, che a mio parere ormai non ha più nulla da dire e da dare; come se non
bastasse, Wan ha disseminato il film di clichè horror, alcuni talmente banali
da far letteralmente cadere le braccia, creando a tratti un’accozzaglia di espedienti
ovvi invece di concentrarsi su pochi ma efficaci elementi narrativi.
In casa
Perron ci sono invisibili presenze malefiche, voci, bambini con amici
immaginari, fantasmi di bambini, puzze, lividi e grugniti, porte che sbattono,
quadri che cadono, ombre, scricchiolii, uccelli morti, carillon stregati e non
si sa chi o cosa abbia ucciso il cane. Ma soprattutto, nessuno si preoccupa di
questi segnali fino a quando non è troppo tardi. Ed a peggiorare ulteriormente
la situazione, ci pensa il finale buonista. Insomma, in
un contesto di questo tipo, inutile negarlo, sono i singoli episodi che
finiscono con l’essere ricordati: un inquietante battimani da un armadio, un
lenzuolo strappato che fa intravedere l’orrore, un movimento di camera che
rivela un particolare allarmante. Di questo vive The Conjuring, un’opera che dà
spessore alla sostanza lavorando parecchio sulla forma.
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