TITOLO ORIGINALE: Red State
REGISTA: Kevin Smith
ANNO DI USCITA: 2011
DURATA: 88’
PAESE: USA
VOTO: 70
Da Kevin Smith ci si può aspettare un po’ di tutto: autore di fumetti
e di commedie dalle tinte varie, decide di concedersi un tuffo nel cinema più
inquietante e carico di tensione con Red
State, riuscendo a confezionare un prodotto valido e ben ancorato al modo
terrificante di distorcere la realtà da parte dei fanatici religiosi.
I tre ragazzi non sono gli unici
fortunati a poter assistere al sermone del Pastore. Oltre a loro è infatti
presente un altro uomo, anch’egli omosessuale, avvolto nella pellicola e
fissato alla croce. Cooper tiene la sua predica di fronte ad una dozzina di
uomini, donne e bambini adoranti. Il focus del suo lungo sermone, che Smith ci propina per intero con una
scelta particolarmente azzeccata, è la descrizione di un Dio vendicativo, non
disposto al perdono, come ha dimostrato in vari episodi biblici. Lui ed i suoi
fedeli hanno il compito di punire per mano Sua i peccatori e i dannati, coloro
che si uniscono carnalmente pur non potendo procreare. Lancia i suoi strali
contro internet e le nuove tecnologie, contro l’evoluzione della società che ha
portato ad accettare piaghe come il sesso per piacere e la sessualità libera,
concetti ormai sdoganati tramite qualsiasi forma comunicativa e mediatica. E
quando si avvicina il momento conclusivo, rende chiaro il motivo per cui le
loro azioni non sono crimini e non infrangono i comandamenti: se è vero che uno
dei dieci dettami sacri sia “Non uccidere”, è altresì vero che esso si
riferisca ai propri fratelli, non a un insetto come quello legato alla croce e
come i tre ragazzi lussuriosi.
Terminata la predica, si alzano
alcuni dei suoi seguaci, che prendono ad avvolgere con della pellicola il volto
dell’uomo per poi ucciderlo con un colpo alla testa. Secco e brutale. Lo stile
di Smith è asciutto, lascia da parte
le colonne sonore, i crescendo tensivi: ti sbatte in faccia il fatto come un
cronista, come un osservatore della realtà. E spiazza proprio perché reale. Le
reazioni sono credibili, la durezza e la drammaticità della morte sono reali e
fisici. Quello che accade dopo la prima esecuzione, però, guasta i piani della
combriccola di fedeli: due dei ragazzi riescono a liberarsi e a fuggire, il che
farà scattare un inseguimento mortale. Gli spari saranno sentiti dall’aiuto
sceriffo, che proprio nel mentre stava parlando col Pastore all’esterno della
chiesa. Prova a contattare via radio lo sceriffo, ma viene freddato da uno dei
fedeli. La situazione è ormai fuori controllo e vengono chiamati ad intervenire
i federali. Si assisterà dunque ad una fase di assalto e resistenza, a nuove
morti e a tragiche decisioni, il tutto arricchito dal delinearsi sempre più netto
della mania religiosa dei five pointers ed anche dalle trame governative volte
a far sì che non rimangano testimoni di quell’episodio. L’ordine è chiaro:
uccideteli tutti.
Rss feed
0 commenti:
Posta un commento