TITOLO ORIGINALE: Trolljegeren
REGISTA: André Øvredal
ANNO DI USCITA: 2010
DURATA: 100’
PAESE: Norvegia
VOTO: 80
Tra le fredde ma affascinanti ambientazioni nordiche scandinave si sviluppa un film falso documentaristico dalle caratteristiche straordinarie. Troll Hunter ozia nel clima fatato di Paesi che, ingiustamente, nell'interesse culturale della maggior parte dei cittadini senza particolari doti scientifiche o artistiche, galleggia in secondo piano, per non dire che probabilmente molti se ne sono quasi dimenticati. Sarebbe ingiusto non autocollocarmi parzialmente tra questi, altrimenti non avrei avuto alcun motivo di apprezzare questo film. L'aura magica della Norvegia infatti mi è parsa sconosciuta e tutta nuova.
Stamattina ho studiato il restauro architettonico secondo Michelangelo, il quale modificava edifici senza distruggere il preesistente. Egli aggiungeva. Senza neanche l'ombra di demolizione e macerie (forse un pochetto si, per carità!), Michelangelo si è guadagnato un posto d'onore nell'olimpo dei restauratori. André Øvredal nel suo piccolo e "dall'alto" del suo low budget ha riqualificato la buffa e tradizionale immagine dei troll senza ridisegnare nulla. Ha solo aggiunto qualche decina di metri di altezza, un po' di bava, qualche spiegazione scientifica e aggressività a galloni.
Gli effetti speciali forse sono quello che più stupisce me e, a quanto ho letto in giro, un po' tutti quanti. Credetemi se vi dico che quei troll non hanno nulla da invidiare a Star Wars - Episodio I e probabilmente sono costati molto meno anche di un solo fotogramma con le spade laser! Il film è tutto sommato equilibrato, le scene più dinamiche sono ben distribuite nell'arco dell'ora e mezza. Purtroppo il metodo di utilizzo della telecamera mi è sembrato talvolta poco realistico e, come insegna The Blair Witch Project, ma anche quella porcata di nome Cloverfield, un mockumentary deve sembrare sempre amatoriale.
Otto Jespersen, nel ruolo di Hans, mi ha stupito positivamente. Mai mi sarei aspettato di notare una buona performance, considerando il budget e il genere. Che sia un bravo attore è discutibile, ma nella parte di un personaggio che deve comunicare molto con le pochissime espressioni di un uomo che detesta il suo lavoro si è destreggiato molto bene.
Il falso documentario mi è sempre piaciuto ma temevo di stancarmene presto. La formula è sempre la stessa, ma sapete che vi dico? Funziona. Se hai qualcosa di bello da raccontare la forma si presenta di fronte a te come un'apparizione e a quel punto devi farne tesoro e crederci. Non voglio convincere nessuno ad apprezzare questo film, io voglio solo che lo vediate! La cupezza e quel tocco malaticcio tipico dei troll pelosi, nasoni, con gli occhi piccoli, insieme a una videocamera da spalla immersa nella freddissima natura norvegese sono uno spettacolo che per fortuna non mi sono perso. E poi bisogna sempre dare speranza al cinema straniero: non esistono solo gli americani con le loro boiate ad alto budget, o la Disney che perde una valanga di milioni per la produzione di John Carter. Troll Hunter non ha pretese, è quello che un genuino regista norvegese ha da offrirci.
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