TITOLO ORIGINALE: Two Evil Eyes
REGISTA: Dario Argento, George A. Romero
ANNO DI USCITA: 1990
DURATA: 114’
PAESE: Italia/USA
VOTO: 75
Due Occhi Diabolici. Ma ancor prima, due giganti nella storia
dell’horror cinematografico che danno vita ad una collaborazione. A dirla
tutta, l’operazione sa molto di commerciale, dal momento che nel periodo in cui
saltò fuori l’idea di questa pellicola, sia Romero
che Argento venivano da risultati
piuttosto deludenti al botteghino, ed in generale la parabola del cinema horror
sembrava in una fase calante che sarebbe poi stata pienamente confermata dal
successivo decennio. La curiosità, tuttavia, non poteva che essere alle stelle:
dopo un battage di voci che volevano coinvolti nel progetto anche Wes Craven e John Carpenter, ad arrivare fu questo film di quasi due ore
composto da due episodi totalmente slegati, ma con un comun denominatore: Edgar Allan Poe.
Calando il racconto di Poe in un contesto contemporaneo e
permeato di avidità e mancanza di valori e di sensibilità, Romero costruisce una vicenda tesa con un buon crescendo, senza
rinunciare alla figurazione iconica zombesca a lui tanto cara. Non tralascia
nemmeno uno spruzzo di moralismo di troppo, a dirla tutta, particolarmente
evidente nel fotogramma conclusivo dei dollari insanguinati, ma il vero appunto
che si può muovere al suo lavoro, complessivamente buono, è il suo essere
scolastico ed un po’ troppo da produzione televisiva.
Quando a scendere in campo è
invece Dario Argento, signori, che
per l’occasione si appiglia al classicissimo Il Gatto Nero, la musica cambia. Anche in questo caso il racconto
originale viene rivisto in chiave moderna, ma Argento, coadiuvato nella stesura della sceneggiatura da Franco Ferrini, va oltre. La trama è
presto enucleata: un fotografo specializzato in foto macabre scattate sui
luoghi dei delitti va in paranoia quando la sua compagna porta in casa una
gatta nera, dalla quale finirà per essere ossessionato. Non sarà sufficiente
ucciderla, perché la gatta continuerà a manifestarsi portando l’uomo alla
perdita del controllo assoluta.
Nel suo episodio, il regista
romano si diverte ad inserire citazione, legate sempre a Poe: basti pensare alla sequenza d’apertura, con il famoso
pendolo, ed al nome del protagonista, Usher. Ma la cosa che sorprende è la
potenza vivida con la quale riesce a tratteggiare la progressiva ossessione
dell’uomo, che precipita in un baratro senza via d’uscita fatto di incubi ed
allucinazioni. Il tutto con la costante presenza della creatura inspiegabile,
il gatto che ritorna dalla morte, come una strega che continua a reincarnarsi
perpetuamente. Grandioso l’incubo ambientato nel Medioevo, ed altrettanto la
parte finale, un crescendo di follia che porterà l’uomo incontro al suo fatale
destino.
ALTRI FILM DI DARIO ARGENTO RECENSITI:
- L'Uccello Dalle Piume Di Cristallo (1970)
- Il Gatto A Nove Code (1971)
- 4 Mosche Di Velluto Grigio (1971)
- Profondo Rosso (1975)
- Suspiria (1977)
ALTRI FILM DI GEORGE A. ROMERO RECENSITI:
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