TITOLO ORIGINALE: Sinister
REGISTA: Scott Derrickson
ANNO DI USCITA: 2012
DURATA: 109’
PAESE: USA
VOTO: 75
Dopo la parentesi fantascientifica
di Ultimatum Alla Terra, Scott Derrickson torna a dedicarsi
all’horror a sette anni di distanza da The Exorcism Of Emily Rose, una solida installazione sul classico tema della
possessione diabolica, forte di un buon crescendo tensivo e di una sequenza di
esorcismo che ricordo ancora con particolare entusiasmo, anche a distanza di
tempo. Il tema scelto per Sinister è
invece meno semplice da inquadrare, in equilibrio incerto tra case infestate,
fantasmi, occultismo e demoni.
Poco dopo l’arrivo, mentre Ellison
sta sistemando alcune scatole nella soffitta, ne trova una non sua, contenente
un proiettore piuttosto datato e qualche pellicola. Si tratta apparentemente di
filmini amatoriali familiari: una festicciola in piscina, una famiglia che
gioca in giardino, cose del genere. La particolarità è che tali filmati
appartengono ad epoche molto diverse, partendo dal 1966 e arrivando fino al
2011. Inevitabilmente incuriosito, porta la scatola nel suo studio e li
visiona. Si tratta di filmati inizialmente normalissimi e noiosi: un bambino
che gioca a baseball col padre, una bambina che va in altalena, la mamma che
tiene tutti sotto controllo. Tuttavia, dopo uno stacco netto, quella stessa
famiglia è adesso incappucciata e legata con una corda al ramo di un albero.
Assistiamo alla loro morte davanti ai nostri occhi, e così sarà con tutti gli
altri filmati che via via vedremo. Filmati che nella loro brevità risultano
secchi e crudeli, realmente inquietanti, oltre che caratterizzati da suoni
ammorbanti e ripetitivi.
La dinamica a questo punto è
chiara: Ellison rimarrà coinvolto nella vicenda alla ricerca della verità, che
ben presto inizierà a rivelarsi ancora peggio del previsto. Lo dirò senza mezzi
termini e assumendomene la responsabilità: la prima metà del film, forse anche
qualcosa in più, è terrificante. E’ ricca d’atmosfera lugubre, di vicende crude
che viviamo davanti ai nostri occhi con impotenza. Riesce alla perfezione
l’immedesimazione col personaggio di Ellison, interpretato da un onnipresente Ethan Hawke, protagonista unico e
assoluto della pellicola: il suo affondare nell’incubo, la sua inquietudine,
sono percepibili in modo nettissimo non per particolare transfert emotivo, ma
perché siamo noi stessi a viverli assieme a lui. Così come saremo noi stessi animati
dalla curiosità e dalla voglia di capire, di scoprire cosa c’è dietro.
L’horror viene spesso accusato di
non riuscire nel proprio intento, quello di spaventare lo spettatore. Non mi
dilungherò molto sul tema perché uscirei dagli argini della recensione e perché
ci sarà sempre chi è pronto a deridere un film dicendo che non fa paura.
Qualunque film. Forse per testosterone, per desiderio di affermare una virilità
sovrumana. Quando si assiste a un horror al cinema, spesso si sentono risate da
parte dei gruppetti di ragazzini. Sono sufficientemente certo che con Sinister di risate se ne siano fatti
ben poche. Il film funziona, poche storie, e fin quando Derrickson mantiene la test sulle spalle, macina minuti su minuti
di inquietudine e oscurità purissime, oserei dire rare.
Chiaramente, le cose non sono
perfette. Già nella prima parte, quella che ho provveduto a decantare e che non
faccio fatica a definire come bellissima, il nostro non lesina qualche episodio
kitsch – la malattia ce l’ha, non si scappa. Penso, ad esempio, all’inutile
sequenza in cui Ellison trova il figlio all’interno di una scatola, in seguito
ad una crisi di sonnambulismo, e quest’ultimo esce all’improvviso camminando a
mo’ di ragno contorsionista. Ma purtroppo la vera deriva il film la vive quando
entrano in gioco l’occultismo – che in realtà poteva calzare bene – e la
mitologia babilonese, calata di forza nella trama col tentativo di adattarla al
contesto contemporaneo, con esiti discutibili. Traballa inoltre anche
l’atmosfera generale: tre sequenze consecutive di risvegli notturni di Ellison
e di esplorazioni della casa nel buio assoluto. Ora, io comprendo che il genere
si fondi su determinati stilemi e che vadano rispettati, ma perché, nell’anno
di grazia 2013, dovrei ancora accettare che all’interno di una casa si debba
girare con una torcia nel buio pesto? Perché? Io non lo accetto più, quindi
questi mezzucci li aborro con forza.
Encomiabile, sebbene a tratti
superficiale, il tentativo di tratteggiare il degrado personale di Ellison e le
difficoltà con la moglie, così come ho apprezzato la risolutezza della
decisione di lasciare la casa, aspetto in controtendenza rispetto a parecchi
esempi di horror moderni e non. Inoltre, buona la conclusione, che torna a
inquietare dopo qualche dubbio temporaneo. Sinister
non lascia indifferenti: prende elementi non originalissimi – tratti di Vacancy, tratti di Insidious – ma è capace di rielabolarli e manipolarli in maniera da
ottimizzarne la resa su schermo. Mi ripeto, ma la prima parte è veramente
inquietante, con la suggestione dei filmini amatoriali che si staglia su tutto
con grande forza visiva e emotiva. Chiaramente la seconda parte non regge il
confronto e comincia ad infognarsi tra ripetizioni e confusione, con elementi
buttati dentro il calderone e che non sembrano amalgamarsi alla perfezione. E’
altrettanto vero che se avesse mantenuto la stessa tensione e lo stesso ritmo
impetuoso – in termini di contenuti – per tutta la durata, probabilmente ora
staremmo parlando di uno degli horror più belli degli ultimi dieci anni. Ma
anche così, merita assolutamente una visione, da soli, in notturna e in cuffia.
Venite pure a dirmi che non fa paura, attendo con un tagliaerba.
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