TITOLO ORIGINALE: The Dark Half
REGISTA: George A. Romero
ANNO DI USCITA: 1993
DURATA: 117’
PAESE: USA
VOTO: 65
Nonostante
io sia un ex grande adoratore di Stephen King – dico ex semplicemente perché ormai non leggo un suo libro da diversi
anni, ma all’epoca ne divorai a pacchi – quando ho visto le sue opere trasposte
sul grande schermo ho sempre pensato la stessa cosa: quelle trame che su carta
mi rapivano e mi intrigavano, al cinema mi sembravano piuttosto deboli. L’unica
eccezione, manco a dirlo, è Shining,
uno dei rarissimi casi in cui ho trovato il film addirittura superiore al
romanzo.
Scoperto
da uno studente del suo corso, che lo ricatta di rivelare il fatto che è lui il
famoso George Stark, Thad decide di rilasciare un’intervista dove è lui a
comunicare la notizia, e decide di seppellire definitivamente l’uso di quello
pseudonimo. Il servizio viene addobbato con pacchiane foto dello scritto e di
sua moglie di fianco alla lapide col nome di Stark, ma proprio a partire da
quel momento inizierà una serie di delitti le cui prove portano
inconfutabilmente a Thad. Il gemello malvagio pretende che inizi a scrivere un
suo nuovo romanzo, arrivando a minacciare la sua quiete familiare.
Come
si diceva, la trama tocca diversi tasti legati alla vita di King, in particolare il passato caratterizzato
dalla dipendenza dall’alcool e l’utilizzo di uno pseudonimo. Inoltre, non nuovo
nelle creazioni del narratore del Maine è la presenza di uno scrittore, che gli
permette di dar spazio al suo interesse per i meccanismi della nascita delle
storie. In apertura affermavo che la forza delle storie di King l’ho vista spesso sparire quando ho visto i film da esse
ispirati, e ciò mi ha fatto riflettere sul loro contenuto. Sebbene ricordi alla
perfezione l’interesse ed il coinvolgimento coi quali ho letto molti dei suoi
romanzi, ho per la prima volta prestato attenzione semplicemente al riassunto
delle varie trame, scoprendo che la forza dell’autore non è mai stata nelle
geniali intuizioni o negli spunti intriganti, quanto nella sua abilità nel
manipolare i personaggi, nel renderli reali e credibili, e nel far sentire il
lettore parte di una storia viva. Ciò, però, si perde nelle trasposizioni
cinematografiche, e le storie escono fuori in tutta la loro essenza, che a
dirla tutta non è sempre convincente.
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