TITOLO ORIGINALE: Mama
REGISTA: Andrés Muschietti
ANNO DI USCITA: 2013
DURATA: 100’
PAESE: Spagna/Canada
VOTO: 65
Un
uomo uccide la moglie e si dà ad una fuga folle e disperata assieme alle due
figlie. La strada è innevata, l’auto sbanda e finisce fuori dalla carreggiata,
nei pressi di un bosco. Alla ricerca di aiuto, la famiglia trova rifugio in una
baita abbandonata, dove l’uomo sfoga la sua disperazione e programma di
uccidere le figlie e farla finita. Ma mentre sta per sparare a Victoria, la
maggiore, un’entità paranormale lo afferra, sollevandolo in aria e uccidendolo.
Passano cinque anni, e delle bambine non si è saputo più nulla.
La Madre è una produzione ispano/canadese diretta da Andrés Muschietti, regista messosi in luce col cortometraggio Mamà che, forte della positiva accoglienza, è stato sviluppato nel lungometraggio di cui ci occupiamo oggi. Luke, il fratello dell’uomo protagonista del prologo, è ossessionato dalla scomparsa delle sue nipoti e non ha ancora rinunciato a ritrovarle. Ma quando ci riuscirà, le bambine non si porteranno dietro soltanto il disagio emotivo e sociale dell’aver vissuto in uno stato totalmente selvaggio per anni, ma anche qualcosa di ben più inquietante…
Muovendosi
sui binari di una storia di fantasmi, La
Madre mette in gioco temi delicati: il riadattamento alla vita sociale, le
sedute di ipnosi per ricostruire gli anni di buio, il tentativo da parte di una
coppia di prendersi cura di due bambine così difficili. Se Victoria comunica e
inizia a provare man mano anche sentimenti positivi, Lily rimane pressoché
ingestibile e ossessionata dalla madre, misteriosa figura con la quale le
bambine hanno sviluppato un legame nel corso degli anni trascorsi in solitudine
e che continua a manifestarsi anche nella casa dove sono state trasferite. La
presenza è protettiva, addirittura gelosa, tanto che Lily cerca di scoraggiare
la sorella maggiore di lasciarsi andare con Annabel, la compagna dello zio
Luke. In un crescendo di scoperte sul passato della misteriosa figura, si
giungerà al drammatico e toccante finale, molto più umano di quanto ci si
potesse attendere.
La
pellicola si mette in evidenza, sin dalle primissime sequenze, per una qualità
registica piuttosto alta: Muschietti
dimostra non solo una valida tecnica nei movimenti di macchina, ma gode anche
del supporto di uno storyboard convincente e di una gran bella fotografia,
tanto che ogni singolo fotogramma diventa un piacere visivo. La trama, sebbene
non originalissima, parte bene e lo sviluppo segue un flusso coerente fino al
finale, eppure ha un difetto capitale: non approfondisce alcuni aspetti, sia
della vicenda sia del passato, che sarebbero risultati fondamentali sia per una
migliore comprensione delle motivazioni, sia per arricchire un canovaccio ben
impostato. I personaggi principali sono sufficientemente vividi e credibili,
pennellati con pochi tratti precisi e sufficienti: Luke, il Jaime Lannister de Il Trono Di Spade, e soprattutto
Annabel, la sempre più brava Jessica
Chastain, rendono bene i loro personaggi, anch’essi non particolarmente
approfonditi ma funzionali. Cosa manca, insomma? La storia della madre fallisce
parzialmente il suo obiettivo: attraverso le indagini dello psichiatra e quelle
di Luke, veniamo a scoprire i dettagli sull’identità del fantasma che si è
preso cura delle bambine per cinque anni, legandosi a loro in maniera
ossessiva. Tuttavia, a parte la sua tragica fine, non abbiamo elementi per
comprendere a fondo le sue motivazioni, rendendo il finale, pur nella sua forza
visiva ed emotiva, un po’ fine a sé stesso.
Altro
aspetto discutibile è la resa estetica della creatura: realizzata con colori
smorti, ha un aspetto ben poco umano, con un volto lunghissimo e irregolare, e
nelle sequenze più tese in cui aggredisce e terrorizza, si muove in una maniera
che ricorda pericolosamente da vicino L’Esorcista,
per giunta senza una motivazione apparente, uscendo anche in maniera piuttosto
netta dalla cifra stilistica del film. Fanno storcere il naso alcuni passaggi
troppo ancorati al genere – le esplorazioni notturne di luoghi isolati, delle
quali ormai ne abbiamo abbastanza – ma la somma delle critiche al film non
faccia pensare che La Madre sia mediocre o addirittura peggio. La realtà è che,
a meno di qualche peccato perdonabile, i cento minuti scorrono in maniera
fluida e si crea empatia con i personaggi e la situazione. Inoltre, è
un’esperienza visiva di alto profilo.
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1 commenti:
Recensione fin troppo benevola, a parte l'effettiva qualita' visiva, l'ho trovato stucchevole e scontato. Con diverse scopiazzature da pellicole asiatiche ben piu' di spessore. Una cosa e' certa, usciti dal cinema si dimentica in fretta. Imho, un film mediocre.
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